Te l’avevo detto:  Senso di appartenenza la grande trasformazione


Editoriale di  Carlo Romanelli

#Senso di appartenenza la grande trasformazione

Appartenere deriva da  appertĭnere, ad– e pertĭnere «appartenere, riguardare», incrociato con pars partis «parte», mentre Identità da  identĭtas –atis, derivazione di idem «medesimo», quindi se consideriamo l’appartenenza (a un’organizzazione, una comunità, un’associazione di rappresentanza o altra configurazione sociale) come una condizione identitaria, si traduce in sentire di far parte a  un contesto che “ti riguarda” perché in esso riconosci una parte te medesimo, e ti permette di svilupparlo, il “te medesimo”.
Che ci stai a fare in “un posto” che senti che “non ti riguarda” perché non ti permette di esprimere quella parte di “te medesimo” che conta davvero qualcosa e che viene incorporato in un’identità collettiva che lo accoglie perché sente che “riguarda” anche gli altri componenti di quella medesima comunità?
Niente, ci stai male e basta. Ci puoi stare perché non hai alternative al momento, per qualche forma di costrizione, di convenienza materiale o accondiscendenza, perché speri che qualcuno prima o poi se ne accorga, o per qualche forma di fascinazione seduttiva che ti inchioda lì, o perché starci “ti risolve un problema” contingente che magari stai facendo diventare strutturale, o ancora per “opportunità di networking”, a patto che prima o poi si concretizzino in qualcosa, sennò sei in mano agli illusionisti. Ma ci stai male, c’è poco da fare, sai benissimo che lì dentro manca una parte importante di te.

La mia professione mi ha portato fin dalle origini a confrontarmi con questo tema, e molte delle richieste professionali in fondo andavano e vanno a finire lì, per cui ne ho osservato le trasformazioni nello scorrere del tempo, e mi sono fatto qualche idea, anche a partire dalla mia personale esperienza di appartenenza a comunità professionali, associazioni di rappresentanza e organizzazioni produttive.
Ho scritto qualcosa in merito che, come di consueto, non vuole insegnare nulla a nessuno, ma solo esprimere una testimonianza e un pensiero. Quello di Carlito e nulla più.


  • Editoriale nr. 95 Dicembre 2017




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