Te l’avevo detto: Webinarium Meditazioni dalla clausura


Editoriale di  Carlo Romanelli

Un po’ per gioco, un po’ seriamente, scrissi questo articolo nel Maggio del 2020, per “prendere in giro” e riflettere seriamente sulla improvvisa tempesta digitale perfetta che calò nel mio lavoro, e in quello di molti altri. La corsa al Webinar.
Da allora, in effetti, le cose non sono cambiate molto: ogni giorno personalmente ricevo almeno 5-6  inviti a partecipare a webinar della più svariata natura, molti dei quali su temi che sono lontanissimi da me. A  volte non fa male ascoltare cose he non ti appartengono direttamente, s’impara comunque qualcosa che poi rielabori e magari diventa utile o fonte d’ispirazione. Ma se dovessi prenderli tutti sul serio (e a volte guardate che insistono di brutto e qualcuno pure si offende se non partecipi o non rispondi all’invito, per esempio, ad un webinar sulla digitalizzazione delle presenza in azienda o sulla sanificazione dei bagni nei capannoni industriali, cosa per altro necessaria e utile, ma occupo d’altro), se dovessi fare sul serio, dicevo, dovrei abbandonare il mio lavoro e ritirarmi in un Webinarium.

Ma è passato un anno ancora, e la mia attenzione volge a fenomeni che si sono manifestati nel frattempo in questa stagione digital-relazionale, primo tra tutti l’impoverimento dell’ascolto e soprattutto del feedback (c’è chi parla e chi ascolta e alza la manina per ribadire il più delle volte quello che ha appena sentito o semplicemente per ringraziare per un ascolto passivo ),  ed esprimere opinioni divergenti ottenendo un feedback articolato è sempre più difficile, con grave detrimento della vera partecipazione organizzativa, quella ragionata: “ne parleremo in seguito”, “affronteremo in altra sede”, “avremo un’altra occasione per discuterne”, sono le risposte più frequenti, e poi tutto tace nel Webinarium digitale. In secondo luogo l’emergere dei Digital-One-Man-Show: parlano sempre loro di tutto, hanno un’opinione su tutto, sono una sorta di voce unica dell’organizzazione che amplifica e concentra la comunicazione (e il potere) su pochi, ma il dialogo, quello vero, non c’è, è più importante che ci sia più gente possibile che li ascolta, in qualunque situazione e su qualunque tema.
Non va mica bene così.
E sempre giocandoci un po’ sopra, ma anche no, vi prometto che prossimamente ne parlerò seriamente


  • Editoriale nr. 120 Maggio 2020




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