Te l’avevo detto: Tokio non ora, ci mancherai. Forza Tokio


Editoriale di  Carlo Romanelli

#TOKIO 2020, LE #COVIMPIADI 2021

Scrissi questo articolo nel mese di Aprile del 2020, quando si ebbe la certezza che le Olimpiadi sarebbero state rinviate, per la prima volta nella Storia, non per motivi di guerra tra nazioni, bensì per motivi di salute planetaria, di guerra pandemica.
Oggi, 23 Luglio 2021, le XXXII Olimpiadi della storia moderna, sono iniziate, in un clima che riflette tutta l’incertezza che ci portiamo dietro da più di un anno e mezzo, solidificata nell’animo e liquida nelle situazioni diversificate che viviamo, in un Paese che dalla gioia sfrenata per l’assegnazione è passato all’aperta ostilità. Un paradosso: un popolo tra i più accoglienti e cerimoniosi sa essere l’opposto di sé stesso.
Eppure le Olimpiadi si faranno, e le seguiremo con il solito entusiasmo, perché sappiamo che comunque ci regaleranno storie già scritte, ma soprattutto ci affascineranno quelle imprevedibili, e quelle minori, alcune svaniranno nella memoria ed altre si fisseranno per sempre, perché qualcuno saprà cercarle e raccontarle.
Ci saranno ovviamente contagi tra gli atleti e i loro staff, i giornalisti e gli addett,  e anche questo entrerà a far parte della storia di queste Olimpiadi, le Covimpiadi.

Io credo che sia giusto averle confermate, perché sono parte dello scorrere delle nostre esistenze, perché il mondo da sempre ha bisogno di “eroi” che dimostrino che non ci si ferma davanti a nulla, anche se a volte non è vero; comunque sono segno di vita e vitalità.
Ah, e poi c’è l’ipocrisia delle solite multinazionali sostenibili che hanno annullato la partecipazione alla cerimonia di apertura e altro, per difendere la loro “reputazione”, e che poi continueranno come prima e più di prima a proporci i loro prodotti, ovviamente ancor più “sostenibili”. Avanti così.
Saranno televisive e spettrali, senza il pubblico, e mi chiedo cosa proveranno gli atleti e le atlete confrontandosi nel vuoto, al di là dei sonori che verranno diffusi ad arte; forse sarà più un confronto con sè stessi che con gli altri, ma poi lo spirito competitivo prenderà il sopravvento, ed entreranno nella loro bolla agonistica, che non ha nulla a che fare con quella sanitaria.
E poi ci saranno le Paralimpiadi, che nel giro di qualche edizione diventeranno importanti tanto quanto le Olimpiadi.
Buon viaggio ragazzi e ragazze (la più giovane atleta ha 13 anni, skateboard), signori e signore (la più agè ne ha 66 (equitazione), che sia la vostra occasione.
Se dovessi riscrivere l’articolo dell’Aprile scorso non so se lo scriverei uguale, forse cambierei qualcosa, o citerei altri atleti, ma non è questo quello che conta, conta la comparazione tra i sentimenti che vivevamo allora e quelli che viviamo oggi; questa è la chiave di lettura che propongo.


  • Editoriale nr. 118 Aprile 2020




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